Ci sono giornate estive in cui il caldo si fa così opprimente da rallentare ogni cosa. L’aria è immobile, i pensieri si fanno pigri e addosso resta solo una grande noia, un’apatia che toglie la voglia di fare qualsiasi cosa. Ti guardi intorno e persino le idee sembrano essere andate a nascondersi all’ombra.
Poi, basta un niente per sbloccare l’ingranaggio.
A volte la scintilla arriva da un piccolo acquisto impulsivo, quasi infantile: una scatola di pastelli a cera comprati di di impulso al supermercato. Aprire quella confezione, sentire il profumo tipico della cera e vedere quella fila di colori accesi, uno di fianco all’altro, riaccende qualcosa. Disegnare con i pastelli a cera ha un superpotere: non richiede precisione, ma invita alla spontaneità. Ti fa tornare la voglia di sporcarti le mani, di tracciare linee imperfette e liberatorie, trasformando un pomeriggio sterile in un piccolo laboratorio di pura creatività. Finalmente una ventata di aria fresca!
Ma questo per il creativo è un momento dell’anno particolare : il lavoro si fa meno intenso ma non per questo non si fa nulla, anzi!
Mentre fuori la colonnina di mercurio sale, sul tavolo da lavoro ci sono materiali da lavoro che ti fanno caldo a guardarli: come la lana o alcuni tessuti ; lavorare con filati e materiali caldi in questo periodo è una vera sfida di resistenza! le mani sudano, il contatto con le fibre calde ti fa quasi mancare il respiro. Eppure, paradossalmente, è proprio adesso che bisogna iniziare a pensare al Natale. Per far nascere le cose belle, quelle fatte a mano con cura e dedizione, serve tempo. I progetti invernali si accendono sotto il sole di luglio, anche se sembra una follia.
In momenti così, lo ammetto, la tentazione è fortissima: lasciare tutto sul tavolo, chiudere la porta del laboratorio e scappare in vacanza. Verso il mare, la montagna, o semplicemente verso il non-fare.
E sapete una cosa? A volte è la scelta migliore. Staccare la spina non significa arrendersi, ma ricaricarsi. Cedere alla voglia di vacanza, permettersi di non produrre nulla per qualche giorno, è l’unico modo per far riposare la mente. Solo così, svuotando la testa, si può tornare davanti al foglio bianco e ai propri materiali più forti, rigenerati e incredibilmente pieni di nuove idee.
Ti lascio il titolo di questo saggio che ho trovato interessante e che ripercorre la storia di una stagione tra desiderio di evasione e malinconia. Un libro che parla di estate, quella che per noi oggi significa vacanze in riva al mare, fine delle scuole, viaggi intorno al mondo, ma che nel passato ha rappresentato molto altro.
Estate. Promessa e nostalgia di Alessandro Vanoli
Evelin